RIFLESSIONE DEL PARROCO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MISSIONARIA

Data:
25 Ottobre 2026

Domenica 18 Ottobre 2026 abbiamo celebrato la giornata missionaria, istituita il 14 aprile 1926, per volontà di Papa Pio XI: quindi 100 anni fa. Un’occasione per ricordare, come sottolineerà il Concilio Vaticano II e vari documenti dei Papi, che la Chiesa o è missionaria o non è Chiesa. Questo vale anche per le parrocchie e per ciascuno di noi. O la nostra parrocchia è “in uscita”, cioè si preoccupa non solo di quelli che la frequentano, ma anche di coloro che per le più svariate ragioni non la frequentano, o non è parrocchia.

Ma come fare per raggiungere costoro che ormai e sempre più si sono allontanati dalla fede?

Uno dei modi ordinari sono le nostre relazioni abituali: molti di noi conoscono persone la cui fede si è raffreddata oppure è inefficace: ora come cristiani non possiamo rimanere indifferenti, ma dobbiamo trovare modi per far loro riscoprire Cristo.

L’altro modo che la Chiesa ha sempre avuto ed esercita continuamente sono i cammini di iniziazione cristiana, che cominciano col battesimo (spesso constano di alcuni incontri con i genitori e i padrini), proseguono poi con il catechismo della comunione e della cresima e qui in parrocchia anche col post-cresima. Ma la situazione culturale di oggi (Papa Francesco l’ha chiamata “cambiamento d’epoca”) ci pone di fronte a una grande sfida, che non possiamo ignorare, anzi che dobbiamo fare nostra.

Già S. Giovanni XXIII nel 1961 nella Costituzione Apostolica Humanae salutis parlava di summa mutatio (una comunità gravemente turbata), per cui era necessario “immettere l’energia perenne, vivificante, divina del Vangelo nella vene di quella che è oggi la comunità umana”.

La vera sfida oggi sta proprio nella iniziazione cristiana e io come parroco sento moltissimo questa urgenza e mi pongo la domanda: come rispondere a questa sfida?

La debolezza della Chiesa di oggi non solo ha fatto sì che si sia affievolita l’evangelizzazione, ma anche che molti cristiani si sono lasciati portare via il dono della fede dalla propria vita, a volte sedotti da una modernità che ha prodotto un indebolimento interiore della fede, ridotta spesso ad un fatto privato, del tutto insignificante e ininfluente. Anche Papa Leone XIV (9-5-2025) nella sua prima omelia ai cardinali elettori diceva:

“Anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze… Eppure, proprio per questo, sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco”.

La pastorale delle parrocchie, di fronte a questa situazione, è rimasta in molti casi come paralizzata: sì, c’è la messa parrocchiale, sì ci sono delle processioni popolari in occasione della Domenica delle Palme o del Corpus Domini o del santo patrono o di qualche festa mariana, sì ci sono momenti di preghiera come il Rosario o la Via Crucis in quaresima, ma la nostra vita quotidiana risponde più alle convocazioni dei talk shows, siamo di fatto educati ai contenuti della modernità dalla Tv o dai social networks, e la voce del Papa è diventata al più una voce tra le altre spesso accolta come “in polemica”. Che fare?

Ora una realtà ecclesiale che ha preso sul serio questa sfida e ha cercato di rispondervi con un’iniziazione cristiana che si richiama all’iniziazione dei primi secoli della Chiesa è il cammino neocatecumenale, che non è un movimento, né un’associazione, ma, così lo ha definito e approvato ufficialmente la Chiesa, un “itinerario al servizio del Vescovo come una delle modalità diocesane dell’Iniziazione Cristiana e dell’educazione permanente della fede (art 1,2 degli Statuti approvati definitivamente dalla Santa Sede nel maggio 2008).

Ben 5 Papi (di cui 2 sono santi: Paolo VI e Giovanni Paolo II) hanno appoggiato e incoraggiato continuamente questa realtà. Porto San Giorgio, per un dono di Dio, ospita il Centro internazionale del cammino e la stessa Città ne ha beneficato economicamente, ospitando i molti incontri di catechisti e sacerdoti. I frutti che il cammino ha portato alla Chiesa in questi 60 anni dalla nascita stanno dinanzi a tutti: i dati del 2025 ci dicono che il cammino è presente in 138 paesi del mondo, in 1392 Diocesi, in 6.192 parrocchie, con 20.288 comunità, 116 seminari e nel 2025 3.430 presbiteri ordinati.

Nella nostra parrocchia il cammino è presenta dal 1975 quando don Gabriele lo accolse e oggi ci sono 8 comunità. La formazione alla fede non è solo obiettivo esclusivo del cammino, ma è indubbio che il cammino sia una realtà benefica per la parrocchia e la stessa diocesi. I frutti che esso ha portato sono due sacerdoti (don Mario Malloni e don Daniele Casturà), attualmente abbiamo due seminaristi (Stefano e Simone) che fanno il loro percorso al seminario Redemptoris Mater di Macerata, una coppia con 6 figli è in missione ormai da più di 10 anni a Lione in Francia, una sorella vedova (Marina) è in Olanda ad aiutare un seminario e un ragazzo (Samuele) è da 5 anni in Moldavia come missionario laico. Molte famiglie sono, nonostante le crisi e le difficoltà, ancora insieme e normalmente hanno tanti figli, tanto che in questi anni dei battesimi che si fanno in parrocchia quasi la metà provengono da famiglie che fanno cammini di fede.

Io ringrazio continuamente il Signore dei doni che ha fatto alla nostra parrocchia e se insisto sul cammino neocatecumenale non è solo per l’importanza che avuto per la mia vita personale, ma anche perché, lo ripeto, è una delle modalità diocesane dell’Iniziazione Chiesa e dell’educazione permanente della fede

Ultimo aggiornamento

25 Ottobre 2026, 12:55